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LA PROFEZIA DI THIAOUUBA

di Michel Desmarquet

Tradotto da Angelo Gavagnin e Andrea Scarsi

 

 

 
Prefazione

Ho scritto questo libro come risultato di ordini ricevuti e ai quali ho obbedito. È inoltre una descrizione degli eventi che capitarono a me personalmente; questo io lo affermo.

Immagino che, fino ad un certo punto, questa storia straordinaria apparirà ad alcuni lettori come fantascienza, una storia interamente inventata, ma io non possiedo l’immaginazione che una tale costruzione richiederebbe. Questa non è fantascienza.

Chi legge in buona fede, sarà in grado di riconoscere la verità nel messaggio che trasmetto dai miei nuovi amici alla gente del pianeta Terra.

Questo messaggio, nonostante i numerosi riferimenti a razze e religioni, non riflette alcun pregiudizio né razziale né religioso da parte dell’autore.

Michel Desmarquet,

Gennaio 1989

Hanno occhi ma non vedono,
orecchie ma non odono…

La Bibbia

La Profezia di Thiaoouba

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Capitolo 1°

Thao

Mi svegliai improvvisamente, non sapendo quanto tempo avessi dormito. Ero completamente sveglio, fresco e attento ma, buon dio, che ora poteva essere? Lina dormiva accanto a me, i suoi pugni chiusi, ma Lina dorme sempre…
Non avevo alcun desiderio di tornare a dormire e, inoltre, erano probabilmente già le cinque di mattina. Mi alzai, andai in cucina e controllai l’orologio. Era solo mezzanotte e mezzo ed era insolito per me svegliarmi a quell’ora.
Mi tolsi il pigiama e indossai pantaloni e camicia senza sapere il perché. Non so neanche spiegare perché andai al mio scrittoio, presi un foglio, una biro, e osservai me stesso scrivere, come se la mano avesse una mente propria.
“Mia cara, sarò assente per circa dieci giorni. Non serve assolutamente che ti preoccupi.”
Lasciata la nota vicino al telefono, uscii e mi diressi verso a veranda. Camminando, evitai il tavolo sul quale la notte scorsa era rimasto il gioco degli scacchi, col re bianco ancora in scacco matto, e silenziosamente aprii la porta che conduce al giardino.
La notte sembrava essere soffusa di una strana luce, che non aveva niente a che fare con le stelle. Istintivamente provai a ricordare in che fase fosse attualmente la luna, pensando che stesse probabilmente crescendo. Qui, nel nord-est dell’Australia dove vivo, le notti sono generalmente molto chiare.
Scesi per le scale esterne e mi diressi verso le piante di pandano. Normalmente, a quest’ora, ci sarebbe dovuto essere un vero concerto di rane e grilli che con i loro stridii riempiono la notte di suoni. Ora invece c’era un silenzio pesante e mi chiesi perché.
Avevo fatto solo alcuni passi, quando improvvisamente i colori del filodendro cambiarono. Anche il muro della casa ed i pandani, tutto era inondato da una specie di luce bluastra. Il prato sembrava ondulare sotto i miei piedi e anche la terra sotto i pandani sembrava ondulare. Il filodendro era distorto ed il muro della casa assomigliava ad un lenzuolo che galleggiava nel vento .
Incominciando a credere di non sentirmi bene, decisi di rientrare in casa quando, in quel preciso momento, mi sentii sollevare gentilmente da terra. Salii prima lentamente sopra il filodendro e poi, più rapido, fino a vedere la casa diventare piccola, sempre più piccola sotto di me.
“Cosa sta accadendo?” esclamai in totale confusione.
“Va tutto bene adesso, Michel”
In quel momento credetti di star sognando. Davanti a me, un essere umano di grandezza impressionante, vestito con una tuta e indossando un casco completamente trasparente mi stava guardando, amichevole e sorridente.
“No, non stai sognando” disse lei, rispondendo alla domanda che avevo in mente.
“Si”, risposi, “capita sempre così nel sogno e alla fine ti ritrovi che sei caduto dal letto e hai un bernoccolo sulla fronte!” Lei sorrise. “Inoltre”, continuai, “stai parlando con me in Francese, la mia lingua natale, e tuttavia siamo in Australia. Io parlo Inglese, lo sai!”
“Anch’io”, rispose.
“Dev’essere un sogno, uno di quei sogni stupidi, oltretutto. Altrimenti, cosa stai facendo sulla mia proprietà?”
“Non siamo sulla sua proprietà, ma sopra di essa.”
“Ah! È un incubo. Vedi, avevo ragione. Mi darò un pizzicotto!” Accompagnai le parole con l’azione. Ouch!
Sorrise di nuovo. “Sei soddisfatto, adesso, Michel?”
“Ma se non è un sogno, perché sono qui, seduto su questa roccia? Chi è quella gente laggiù, vestita alla moda del secolo scorso?”
Cominciavo a distinguere, in una luce lattea, gente che parlava, e a poca distanza, altri che si muovevano attorno.
“E tu, chi sei? Perché non sei di grandezza normale?”
“Io sono di grandezza normale, Michel. Nel mio pianeta siamo tutte così. Ma tutto a suo tempo, mio caro amico. Spero non ti dispiaccia se ti chiamo così? Se non siamo ancora amici, sono sicura che lo diventeremo presto.”
Stava in piedi davanti a me, la sua faccia sorridente rifletteva intelligenza ed emanava bontà da tutto il suo essere. Non sarebbe stato possibile incontrare qualcuno con cui sentirmi più a mio agio.
“Naturalmente puoi chiamarmi come desideri. E tu come ti chiami?”
“Il mio nome è Thao, ma prima, vorrei che tu sappia, una volta per tutte, che questo non è un sogno. È veramente qualcosa di abbastanza diverso. Per alcuni motivi che ti saranno spiegati più tardi, sei stato scelto per intraprendere un viaggio che pochissimi Terrestri hanno fatto, specialmente in epoche recenti.
“In questo momento, io e te, ci troviamo in un universo che è parallelo a quello della Terra. Per consentirti di starci, lo stesso vale per noi, abbiamo usato una ‘bolla d’aria’.
“In questo istante, il tempo per te si è fermato, e tu potresti rimanere qui venti o cinquanta dei tuoi anni Terrestri e poi ritornare come se non fossi mai partito. Il tuo corpo fisico rimarrebbe assolutamente immutato.”
“Ma cosa sta facendo questa gente?”
“Esistono al meglio che ci si possa aspettare e, come imparerai in seguito, la densità demografica è molto bassa. La morte accade solo per suicidio o incidente. Il tempo è sospeso. Ci sono uomini e donne, così come alcuni animali, che hanno 30.000, 50.0000 anni Terrestri e anche molti di più”.
“Ma perché sono qui e come sono arrivati qui? Dove sono nati?”
“Sulla Terra… sono tutti qui per sbaglio.”
“Per sbaglio? Cosa intendi dire?”
“E’ molto semplice. Hai sentito parlare del triangolo delle Bermuda?” Annuii. “Bene, molto semplicemente, in questo punto, e in altri meno noti, questo universo parallelo si confonde con il vostro universo, così che esiste tra loro una curvatura naturale.
“Persone, animali o anche oggetti che si trovano nelle immediate vicinanze di una curvatura sono letteralmente risucchiati in essa. Quindi, può succedere, per esempio, che un’intera flotta di navi sparisca in pochi secondi. A volte una persona o più persone possono ritornare nel vostro universo dopo alcune ore, alcuni giorni, o alcuni anni. Più spesso, tuttavia, non ritornano più.
“Quando qualcuno ritorna e riferisce la sua esperienza, la maggior parte della gente non gli crede e se insiste è considerato ‘pazzo’. Per la maggior parte del tempo, questa persona non racconta niente del tutto, rendendosi conto di come apparirebbe agli occhi dei suoi simili. A volte, ritorna senza memoria, e se anche ne ritrova una parte, non riguarda ciò che è accaduto nell’universo parallelo, quindi non fa luce sul soggetto.
“C’è stato”, Thao continuò, “un tipico caso di questo passaggio nell’universo parallelo in nord America, dove un giovane è letteralmente scomparso mentre andava a prendere acqua ad un pozzo situato a qualche centinaio di metri da casa sua. Circa un’ora dopo, familiari e amici si misero alla sua ricerca e, poiché c’era appena stata una nevicata di circa venti centimetri, doveva essere abbastanza semplice, dovevano solo seguire le orme lasciate dal giovane. Ma proprio in mezzo al campo, le orme finirono.
“Non c’erano alberi intorno, nessuna roccia sopra la quale poteva saltare, niente di strano o insolito, le orme semplicemente finivano. Qualcuno credette che fosse stato preso da una nave spaziale, ma questo non poteva essere, come capirai successivamente. Questo pover’uomo era stato semplicemente risucchiato dentro l’universo parallelo.”
“Mi ricordo”, dissi, “ho sentito parlare di quel caso, ma tu come sai tutto questo?”
“Scoprirai più tardi come lo so”, rispose lei enigmaticamente.
Fummo interrotti dall’improvvisa apparizione di un gruppo di persone così bizzarre che di nuovo mi chiesi se questo non fosse tutto un sogno. Circa una dozzina di uomini, accompagnati da qualcosa che sembrava essere una donna, emersero da dietro un mucchio di rocce, un centinaio di metri da dove eravamo. Lo spettacolo era ancora più singolare, poiché questi esseri umani, sembravano usciti dalle pagine di un documento preistorico. Con l’andatura dei gorilla, brandivano enormi clave che un uomo moderno non sarebbe capace di alzare da terra. Queste creature spaventose stavano venendo dritte verso di noi, urlando come bestie selvagge. Feci un movimento per ritirarmi, ma Thao mi disse che non c’era nulla da temere e di stare fermo. Mise le mani sulla fibbia della cintura e si girò in modo da affrontarli.
Sentii una serie di piccoli clic e cinque degli uomini che sembravano i più forti, caddero a terra, immobili. Il resto del gruppo si fermò subito e cominciò a gemere. Si prostrarono davanti a noi.
Guardai ancora Thao. Era in piedi come una statua, la sua faccia immobile. I suoi occhi fissavano quella gente come se stesse provando a ipnotizzarli. Appresi successivamente che stava dando ordini telepatici alla femmina del gruppo. Improvvisamente, questa donna si alzò e incominciò, almeno così mi parve, a impartire ordini agli altri con una voce gutturale. Poi, aiutarono a rimuovere i corpi caricandoseli sulle spalle e trasportandoli verso il mucchio di rocce menzionate prima.
“Cosa stanno facendo?” Chiesi.
“Ricopriranno i loro morti con pietre.”
“Li hai uccisi?”
“Ho dovuto.”
“Cosa intendi dire? Eravamo davvero in pericolo?”
“Certo che lo eravamo. Questa è gente che è stata qui per dieci o quindici mila anni, chi lo sa? Non abbiamo tempo per stabilirlo, ed inoltre, non è di alcuna importanza. Tuttavia, ciò illustra bene quello che ti stavo spiegando pochi momenti fa. Queste persone passarono in quest’universo in una certa epoca, e da allora hanno vissuto in quell’epoca.”
“E’ spaventoso!”
“Sono d’accordo. Comunque fa parte della natura, e quindi della legge universale. Inoltre, sono pericolosi perché si comportano più come bestie selvagge che come esseri umani. Il dialogo non sarebbe stato possibile tra loro e noi, come non è possibile tra loro e la maggior parte degli esseri che vivono in questo universo parallelo. Da un lato, sono incapaci di comunicare, e dall’altro, essi meno degli altri, capiscono cosa gli è accaduto. Eravamo davvero in pericolo, e se dico così ho fatto loro, proprio adesso, un favore, liberandoli.”
“Liberandoli?”
“Non sembrare così scioccato, Michel. Tu sai molto bene cosa intendo dire.
“Sono liberati dai loro corpi fisici e ora possono continuare il loro ciclo, come ogni altro essere vivente, secondo il processo normale.”
“Così, se capisco bene, questo universo parallelo è una maledizione, una specie di inferno o di purgatorio?”
“Non mi ero resa conto che tu fossi religioso!”
“Ho fatto questo paragone solo per mostrarti che sto tentando di capire”, replicai, chiedendomi come potesse sapere se fossi religioso o meno.
“Lo so, Michel, stavo solo prendendoti in giro. Eri nel giusto descrivendolo come una sorta di purgatorio, ma, naturalmente, questo è abbastanza accidentale. Infatti, è uno dei molti incidenti della natura. Un albino è un incidente, e anche un quadrifoglio può essere considerato tale. La tua appendice è altrettanto un incidente. I vostri medici ancora si chiedono quale possibile uso possa avere nel tuo corpo. La risposta è che non serve a niente. Ora, solitamente in natura, tutto ha una precisa ragione per esistere, ecco perché elenco l’appendice nella lista degli ‘incidenti’ naturali.
“La gente che vive in questo universo, non soffre, né fisicamente né moralmente. Per esempio, se ti colpissi tu non sentiresti dolore, ma se i colpi fossero abbastanza forti, anche senza dolore, tu potresti morire. Può essere difficile da capire, ma è così. Coloro che vivono qui, non sanno nulla di ciò che ti ho appena spiegato, ed è una fortuna per loro, perché sarebbero tentati di suicidarsi, che in ogni caso, qui, non è una soluzione.”
“Cosa mangiano?”
“Non mangiano, né bevono, perché non ne sentono il bisogno. Qui, ricordati, il tempo si è fermato, quei morti, neppure si decomporranno.”
“Ma è terribile! Perciò, il più grande favore che si possa fare a questa gente è di ucciderla!”
“Tu sollevi una questione importante. Effettivamente sarebbe una delle due soluzioni.”
“Qual è l’altra?”
“Spedirli indietro da dove sono venuti, ma questo porrebbe grandi problemi. Poiché siamo in grado di usare la curvatura, potremmo restituire molti di loro al vostro universo e così liberarli, ma sono sicura che sei consapevole degli enormi problemi che si creerebbero per la maggior parte di questa gente. Qui, come già detto, ci sono persone che sono state qui per migliaia di anni. Cosa accadrebbe se tornassero indietro nell’universo che lasciarono così tanto tempo fa?”
“Potrebbero impazzire. Quindi, non c’è niente da fare.” Lei sorrise gentilmente alla mia affermazione.
“Sei certamente l’uomo d’azione che ci serve, Michel, ma attento a saltare alle conclusioni, hai ancora molto da vedere.”
Mise la mano sulla mia spalla, dovendo inclinarsi leggermente in avanti per farlo. Sebbene in quel momento non lo sapessi, Thao misurava due metri e novanta, eccezionalmente alta per un essere umano.
“Vedo con i miei occhi che abbiamo fatto la scelta giusta scegliendoti, hai una mente astuta, ma non posso ancora spiegarti tutto, per due motivi.”
“Cosa intendi dire?”
“In primo luogo, è ancora troppo presto per tali spiegazioni. Voglio dire che dovrai essere istruito ulteriormente su certi punti prima di procedere oltre.”
“Capisco, e in secondo luogo?”
“Il secondo motivo è che ci stanno aspettando. Dobbiamo partire.”
Con un tocco leggero, mi fece girare su me stesso. Seguii il suo sguardo e restai a fissare con gli occhi spalancati di sorpresa. A circa 100 metri da noi c’era un’enorme sfera, dalla quale emanava un’aura bluastra. Più tardi appresi che misurava 70 metri di diametro. La luce non era costante ma luccicante e sembrava un’opacità dovuta al calore, come quando si osserva da distante la sabbia riscaldata dal sole d’estate.
Questa enorme sfera ‘luccicava’ a circa dieci metri da terra. Senza finestre, nessuna apertura, nessuna scaletta, appariva liscia come il guscio di un uovo.
Thao mi indicò di seguirla e andammo verso la sfera. Ricordo molto bene quel momento. Durante il breve tempo trascorso per avvicinarci alla sfera, ero così eccitato che persi il controllo dei miei pensieri. Un costante flusso di immagini mi attraversò la mente, come se fosse un film proiettato ad alta velocità. Mi vidi raccontare questa avventura alla mia famiglia e rividi gli articoli di stampa che avevo letto a proposito degli UFO.
Ricordo la tristezza che mi assalì, quando pensai alla mia famiglia che tanto amavo; mi vidi preso, come in una trappola, e mi venne in mente che avrei potuto non rivederli mai più…
“Non hai assolutamente nulla di cui avere paura, Michel”, disse Thao. “Credimi. Ti riunirai alla tua famiglia molto presto, e in buona salute.”
Credo che la bocca mi si sia aperta dalla sorpresa, cosa che innescò in Thao una melodiosa risata, come raramente si sente tra noi Terrestri. Quella fu la seconda volta che lei lesse i miei pensieri; la prima volta pensai che fosse una coincidenza, ma questa volta non potevano esserci dubbi.
Quando arrivammo in prossimità della sfera, Thao mi mise di fronte a lei a circa un metro di distanza.
“Non toccarmi per nessun motivo, Michel, qualunque cosa accada. Per nessuna ragione, hai compreso?”
Fui preso alla sprovvista da questo ordine così esplicito, ma annuii.
Appoggiò la mano su di una specie di ‘medaglione’ che avevo notato in precedenza, ‘attaccato’ all’altezza del suo seno sinistro e con l’altra mano, teneva una cosa che somigliava ad una grande biro che staccò dalla cintura.
Diresse poi ‘la biro’ sopra le nostre teste e in direzione della sfera. Penso di aver visto un fascio luminoso verde uscire da essa, ma non potrei esserne sicuro. Poi puntò ‘la biro’ verso di me, l’altra mano ancora sul ‘medaglione’ e semplicemente ci sollevammo, simultaneamente, verso la parete della macchina. Proprio quando ero sicuro che stavamo per collidere con questa, una porzione del guscio si ritrasse come un enorme pistone all’interno di un cilindro, rivelando un’apertura di forma ovale, di circa tre metri di altezza.
Tornammo sui nostri piedi, Thao ed io, con una specie di atterraggio dentro l’imbarcazione. Poi lasciò andare il ‘medaglione’ e con la destrezza di chi l’ha fatto spesso, rinfoderò ‘la biro’.
“Vieni. Possiamo toccarci adesso”, disse.
Prendendomi per una spalla, mi guidò verso una piccola luce blu, così intensa che dovetti socchiudere gli occhi. Non avevo mai visto un colore del genere sulla Terra. Quando fummo quasi sotto la luce, la parete dov’era posizionata ‘ci lasciò passare’. Questo è l’unico modo di descriverlo. Dal modo in cui il mio mentore mi stava conducendo, posso giurare che avrei dovuto avere un bernoccolo considerevole sulla fronte, ma passammo attraverso il muro, come fantasmi! Thao rise calorosamente nel vedere l’espressione scioccata sulla mia faccia. Questo mi fece bene. Ricordo la sua risata, come una brezza rinfrescante e rassicurante in un momento per me non facile.
Avevo spesso parlato con gli amici dei ‘dischi volanti’ ed ero persuaso che esistessero, di fatto esistono, ma quando sei davvero di fronte alla realtà, così tante domande ti annebbiano il cervello da farti pensare che scoppierà. Naturalmente, dentro di me ero deliziato. Dall’atteggiamento di Thao nei miei riguardi percepivo che non avevo nulla da temere. Tuttavia, lei non era sola: mi chiedevo se anche gli altri fossero così. Nonostante fossi affascinato da questa avventura, mi chiedevo ancora se avessi mai più rivisto i miei famigliari. Già sembravano così lontani, quando solo pochi minuti prima ero nel mio giardino.
Ora stavamo ‘scivolando’ al livello del suolo lungo un corridoio simile a un tunnel che portava ad una piccola stanza, le cui pareti erano di un giallo così intenso che dovetti chiudere gli occhi. Le pareti formavano una volta, esattamente come se fossimo dentro una ciotola rovesciata.
Thao mi coprì il capo con un casco fatto di un materiale trasparente e notai, aprendo un occhio, che questo mi permetteva di tollerare la luce.
“Come ti senti?” chiese.
“Meglio, grazie, ma quella luce, come puoi sopportarla?”
“Non è una luce. È semplicemente il colore delle pareti di questa stanza in questo momento.”
“Perché ‘in questo momento’? Mi avete portato qui per ridipingerla?” Scherzai.
“Non c’è alcuna vernice. Ci sono solo vibrazioni, Michel. Tu credi ancora di essere nel tuo universo terrestre, ma non è così. Adesso sei in una delle nostre navi spaziali a portata super lunga, capace di viaggiare a parecchie volte la velocità della luce. Partiremo presto, se ti distenderai su questa cuccetta…?”
Là, nel centro della stanza, c’erano due contenitori, sembravano più due bare senza coperchio. Mi allungai in una di queste e Thao nell’altra. La sentii parlare in un linguaggio sconosciuto, ma molto armonioso. Desideravo alzarmi un poco, ma non potevo, essendo trattenuto da una forza ignota e invisibile. Il colore giallo scomparve progressivamente dalle pareti, per essere sostituito da un azzurro che era sicuramente non meno intenso. Erano state ‘ridipinte’…”
Un terzo della stanza diventò improvvisamente buio e notai minuscole luci scintillare come stelle.
La voce di Thao risuonò chiara nel buio. “Queste sono stelle, Michel. Abbiamo lasciato l’universo parallelo alla Terra e ci lasceremo il tuo pianeta sempre più indietro, per portarti a visitare il nostro. Sappiamo che sarai molto interessato al viaggio, ma anche alla nostra partenza, che sarà piuttosto lenta, per il tuo bene.
“Possiamo guardare lo schermo che vedi di fronte a te.”
“Dov’è la terra?”
“Non siamo ancora in grado di vederla, essendo quasi direttamente sopra di essa, a circa dieci mila metri di altezza…”
Improvvisamente, si sentì una voce, che sembrava parlare lo stesso linguaggio che Thao aveva usato qualche momento prima. Thao rispose brevemente e poi la voce si rivolse a me in Francese, Francese eccellente, anche se il tono era più melodico di quanto lo sia tipicamente, dandomi il benvenuto a bordo. Era proprio il ‘benvenuto a bordo’ delle nostre compagnie aeree, e ricordo che la cosa mi divertì molto, vista la situazione veramente unica nella quale mi trovavo.
Nello stesso istante, sentii un leggero movimento dell’aria che divenne fredda, come se avessero acceso l’aria condizionata. Le cose cominciarono a succedere rapidamente. Sullo schermo, apparve quello che non poteva essere altro che il sole. Inizialmente, sembrava toccare il bordo della Terra, più precisamente il sud America, come scoprii più tardi. Di nuovo, mi chiesi se stessi sognando. Secondo dopo secondo l’America si restringeva. L’Australia non poteva essere vista, poiché i raggi del sole non l’avevano ancora raggiunta. Ora i contorni del pianeta si distinguevano e sembrava ci muovessimo intorno al globo, verso una posizione sopra il Polo Nord. Là, cambiammo direzione, allontanandoci dalla Terra ad una velocità incredibile.
La nostra povera Terra si trasformò in una palla da basket, poi in una palla da biliardo fino a scomparire, o quasi, dallo schermo. Invece, la mia visione fu riempita dal sobrio blu dello spazio. Girai la testa nella direzione di Thao sperando in ulteriori spiegazioni.
“Ti è piaciuto?”
“E’ stato meraviglioso, ma così veloce; è possibile viaggiare ad una tale velocità?”
“Questo non è niente, mio caro amico. Siamo ‘decollati’ molto delicatamente. Solo adesso stiamo viaggiando a piena velocità”
“A che velocità?” interruppi.
“Parecchie volte la velocità della luce.”
“Della luce? Ma quante volte? E’ incredibile! E a proposito della barriera della luce?”
“Posso ben capire che ti sembra incredibile. Neppure i tuoi esperti lo crederebbero, ma, tuttavia, è la verità.”
“Tu dici parecchie volte la velocità della luce, ma quante volte?”
“Michel, durante questo viaggio molte cose ti saranno rivelate intenzionalmente, molte cose, ma ci saranno anche dettagli ai quali non avrai accesso. La precisa velocità della nostra nave spaziale è uno di questi dettagli. Sono spiacente, perché so che ti deluderà non poter soddisfare tutte le tue grandi curiosità, ma ci saranno così tante cose nuove e interessanti da vedere e imparare, che non devi preoccuparti troppo, quando le informazioni ti sono negate.”
Il suo modo di parlare indicava che la discussione era chiusa ed io non insistei ulteriormente, percependo che continuare sarebbe stato scortese.
“Guarda” mi disse. Sullo schermo comparve un puntino colorato e cresceva velocemente.
“Che cos’è?”
“Saturno.”
Il lettore deve perdonarmi se le descrizioni che faccio non sono così dettagliate come potrebbe desiderare, ma dev’essere compreso che non avevo ancora recuperato a pieno tutti i miei sensi. Avevo visto così tanto, in così poco tempo, ed ero in qualche modo ‘disorientato’.
Mentre ci avvicinavamo, il famoso Saturno diventava sempre più grande sullo schermo. I suoi colori erano meravigliosi, incomparabili a qualsiasi cosa avessi mai visto sulla Terra. C’erano gialli, rossi, verdi, azzurri, arancio; all’interno di ogni colore, una gamma infinita di sfumature si mescolavano, separavano, diventavano più forti, poi più leggere, creavano i famosi anelli e confinato dentro di essi…
Era uno spettacolo stupefacente, che riempiva sempre di più il nostro schermo.
Rendendomi conto di non essere più trattenuto dal campo di forza, volli rimuovere la maschera così da vedere meglio i colori, ma Thao mi segnalò che non dovevo far niente del genere.
“Dove sono i satelliti?” Chiesi.
“Puoi vederne due, quasi affiancati, alla destra dello schermo.” “Quanto siamo lontani?”
“Dovremmo essere approssimativamente a 6.000.000 di chilometri, o forse più. Sul ponte di volo, naturalmente, lo sanno con precisione, ma per darti una valutazione precisa, dovrei sapere se la nostra ‘macchina fotografica’ è a pieno zoom oppure no.”
Improvvisamente Saturno scomparve sul lato sinistro dello schermo, che si riempì nuovamente del ‘colore’ dello spazio.
Credo fu in quel momento che mi sentii esaltato, come mai in precedenza. Mi colpì il fatto che stavo per vivere una straordinaria avventura, è perché? Non avevo chiesto niente e non avevo mai contemplato la possibilità (chi avrebbe osato?) di vivere una tale avventura.
Thao si alzò. “Puoi fare lo stesso adesso, Michel.” Obbedii e ci ritrovammo ancora uno a fianco all’altra al centro della cabina. Solo in quel momento notai che Thao non indossava più il suo casco.
“Puoi spiegarmi”, chiesi, “perché proprio adesso stavi ancora portando il casco, mentre io ero in grado di accompagnarti senza indossarne uno, ed invece adesso io lo indosso mentre tu sei senza?”
“E’ molto semplice. Noi veniamo da un pianeta batteriologicamente molto diverso dalla Terra, che per noi è un vero terreno di coltura. Quindi, per mettermi in contatto con te, ero obbligata a prendere questa precauzione basilare. Tu stesso eri un pericolo per me, ma ora non lo sei più.”
“Non ti seguo.”
“Quando sei entrato in questa cabina, i colori erano troppo intensi per te e ti ho dato il casco che stai ora indossando, che è stato studiato appositamente per te. In effetti, eravamo in grado di prevedere la tua reazione.
“Durante il breve periodo in cui la cabina era gialla e poi blu, l’ottanta per cento dei batteri pericolosi che erano in te è stato distrutto. In quel momento forse hai sentito l’aria molto fresca, simile a quando è in funzione un condizionatore; era un’altra forma di disinfezione tramite… chiamiamola radiazione, anche se non è la parola corretta, non è traducibile in alcuno dei linguaggi terrestri. In questo modo sono stata disinfettata al cento per cento, ma tu hai ancora batteri sufficienti per nuocerci considerevolmente. Ti darò queste due pillole, ed in tre ore potrai considerarti tanto ‘puro’ quanto una di noi.”
Mentre parlavamo, prese una piccola scatola da un lato della cuccetta, estrasse le pillole e me le diede, unitamente ad una provetta contenente un liquido che supposi fosse acqua. Le inghiottii entrambe, e per farlo, alzai la base del casco. In seguito… bene, tutto accadde molto velocemente e fu tutto molto strano.
Thao mi prese in braccio, mi mise sulla cuccetta e mi tolse il casco. Vidi questo accadere da due o tre metri sopra il mio corpo! Immagino che alcune cose in questo libro sembreranno incomprensibili ad un lettore non informato, ma vidi il mio corpo da distante e potevo muovermi nella stanza semplicemente col pensiero.
Thao parlò. “Michel, lo so che mi vedi e mi senti, ma io non sono in grado di vederti, quindi non posso guardarti quando ti parlo. Il tuo ‘essere Astrale’ ha lasciato il tuo corpo. Non è pericoloso, non c’è bisogno di preoccuparsi. So che questo ti accade per la prima volta, e c’è gente che si lascia prendere dal panico…
“Ti ho dato un farmaco speciale per ripulire il tuo corpo da tutti i batteri che sono pericolosi per noi. Ti ho anche dato un altro medicinale che ha provocato l’uscita del tuo essere Astrale dal tuo corpo, questo durerà tre ore, il tempo che ci vorrà per purificarti. In questo modo, potrai poi visitare il nostro veicolo spaziale, senza pericolo di contaminazione per noi e senza perdite di tempo.”
Per quanto strano potesse sembrare, trovai questa cosa naturale, e la seguii. Era affascinante. Thao arrivò di fronte ad un pannello scorrevole che si aprì per lasciarci passare in un alloggiamento dopo l’altro. Io la seguivo a distanza e ogni volta, se il pannello si richiudeva prima che io la raggiungessi, semplicemente ci passavo attraverso.
Finalmente raggiungemmo una stanza circolare, di circa 20 metri di diametro, in cui c’erano almeno una dozzina di ‘astronaute’, tutte donne e tutte all’incirca delle stesse dimensioni di Thao. Thao si avvicinò ad un gruppo di quattro che erano sedute su delle enormi poltrone dall’aspetto confortevole, sistemate in cerchio. Quando si sedette nella poltrona libera, le quattro teste si girarono verso di lei con fare interrogativo. Sembrava quasi che provasse piacere a farle attendere: infine parlò.
Ero di nuovo affascinato nel sentire quel linguaggio; le assonanze erano per me nuove, e le intonazioni così armoniose che chiunque avrebbe pensato stessero cantando. Tutte loro sembravano essere notevolmente interessate alla relazione di Thao. Supposi stessero parlando di me, pensando a ragione di essere lo scopo principale della loro missione.
Quando Thao si fermò, le domande fluirono, e due altre astronaute si unirono al gruppo. La discussione crebbe e si sviluppò un tono di aumentato eccitamento.
Non capendo una parola di ciò che veniva detto, e avendo notato entrando tre persone posizionate davanti a schermi che mostravano immagini tridimensionali, colorate più o meno vividamente, mi avvicinai e scoprii che quella doveva essere certamente la sala di controllo del veicolo spaziale. Essere invisibile rese questo ancora più interessante, poiché ogni persona a cui mi avvicinavo eseguiva le proprie funzioni senza essere disturbata, o addirittura distratta, dalla mia presenza.
Su uno schermo più grande degli altri, fui in grado di discernere dei puntini, alcuni più grandi di altri e alcuni più luminosi, che si muovevano costantemente e senza interruzione nelle loro direzioni prescritte, alcuni verso la sinistra dello schermo e altri verso destra.
La loro velocità aumentava mentre crescevano sullo schermo e infine uscivano da esso. I loro colori erano spesso brillanti e straordinariamente belli, variando da toni delicati ad un giallo accecante, come la luce del nostro sole.
Presto mi resi conto che erano i pianeti e i soli tra i quali stavamo navigando, e fui assolutamente affascinato dalla loro silenziosa progressione attraverso lo schermo. Non posso dire quanto tempo rimasi ad osservarli, quando improvvisamente un suono sconosciuto riempì la cabina, un suono che era dolce e allo stesso tempo insistente, e che era accompagnato da molte luci lampeggianti.
L’effetto fu immediato. Le astronaute che stavano parlando con Thao, si avvicinarono adesso al posto di controllo, e ognuna sedette in un posto che sembrava essere assegnato proprio a lei. Tutti gli sguardi erano fissati attentamente sugli schermi.
Proprio al centro di questi grandi schermi, iniziai a vedere un’enorme massa che mi riesce difficile descrivere. Posso dire solo che era di forma rotonda e di colore blu-grigio. Rimase immobile al centro dello schermo.
Nella stanza tutto era silenzioso. L’attenzione generale era focalizzata su tre astronaute al comando di un’apparecchiatura di forma oblunga che poteva sembrare per alcuni versi, un nostro computer.
Improvvisamente, coprendo una vasta area di ciò che pensavo fosse la parete della cabina, fui stupefatto di vedere un’immagine di New York, no! Quella è Sydney, dissi a me stesso, tuttavia il ponte è diverso… ma era un ponte?
La mia sorpresa fu tale che dovetti chiedere a Thao, a fianco della quale ero in piedi. Avevo però dimenticato che non ero più nel mio corpo fisico e nessuno poteva sentirmi. Ero in grado di sentire Thao e le altre commentare quello che stavano vedendo, ma non comprendendo il loro linguaggio, non mi servì a nulla. Ero comunque convinto che Thao non mi avesse mentito e quindi avevamo veramente lasciato la Terra dietro di noi. Il mio mentore mi aveva spiegato che viaggiavamo a parecchie volte la velocità della luce… e avevo visto Saturno passare vicino, e successivamente, ciò che ho immaginato essere pianeti e soli; così eravamo tornati indietro, e perché?
Thao parlò ad alta voce e in Francese, cosa che indusse tutte a girarsi verso di lei.
“Michel, stiamo stazionando sopra il pianeta Arèmo X3 che è grande quasi due volte il pianeta Terra, e come puoi vedere sullo schermo, abbastanza simile al tuo mondo.
“Non posso spiegarti in dettaglio la nostra missione, poiché devo partecipare all’operazione, ma lo farò in seguito. Per metterti sulla giusta traccia, ti dirò che la nostra missione riguarda le radiazioni atomiche così come tu le conosci sulla Terra.”
Tutte sembravano preoccupate: ognuna sapeva esattamente cosa fare e quando farlo. Eravamo stazionari. Il largo pannello proiettava l’immagine del centro di una città. Chi legge dovrebbe capire che questo grande pannello era in effetti, nient’altro che un enorme schermo televisivo che proiettava un’immagine in rilievo così reale, che era come guardare fuori dalla finestra di un’alta costruzione.
La mia attenzione si spostò ad un altro schermo più piccolo controllato da due delle mie ‘hostess’. Su questo pannello potevo vedere la nostra nave spaziale, così come l’avevo già vista nel nostro universo parallelo. Mentre osservavo, mi sorpresi di vedere, leggermente sotto la metà della nostra nave, l’eiezione di una piccola sfera, come un uovo di una gallina. Una volta all’esterno, la sfera accelerò rapidamente verso il pianeta sotto di noi. Come sparì dalla nostra vista, un’altra emerse alla stessa maniera e poi una terza. Notai che ogni sfera era controllata in schermi separati da gruppi differenti di astronaute.
La discesa delle sfere poteva ora essere facilmente seguita sul grande pannello. La distanza avrebbe dovuto renderle invisibili in breve tempo, ma rimasero in vista, e ne dedussi che la telecamera doveva possedere uno ‘zoom’ straordinariamente potente. Effettivamente, l’effetto dello zoom era così forte che la prima sfera scomparve alla destra del pannello e la seconda alla sinistra. Al momento potevamo vedere solo quella centrale e seguirne la discesa a terra abbastanza chiaramente. Si arrestò al centro di una grande piazza situata tra palazzi condominiali. Si librava là, come se fosse sospesa a parecchi metri da terra. Le altre sfere erano monitorate con la stessa chiarezza. Una era sopra il fiume che attraversava la città, l’altra sopra una collina, vicino alla città.
Inaspettatamente, il pannello proiettò una nuova immagine. Potevo adesso vedere distintamente le porte dei palazzi condominiali, o piuttosto i vani, poiché dove sarebbero dovute esserci le porte, c’erano solo aperture.
Ricordo chiaramente che fino a quel momento non mi ero reso conto di quanto strana fosse questa città…
Niente si era mosso…

La Profezia di Thiaoouba

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Homo faber fortunae suae